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Img DANNI CEREBRALI DA IPOSSIA-ISCHEMIA PERINATALE: UNA RICERCA AIAS img

Prevenzione dei danni cerebrali da ipossia-ischemia perinatale. L’AIAS di Sgurgola (Frosinone) e l’Università di Roma “Tor Vergata” stringono una collaborazione per implementare la ricerca sulla comprensione e la prevenzione dei danni neurologici e muscolari di una patologia che, ancora oggi, colpisce un neonato su quattromila.

Oggi circa 5 milioni di bambini in tutto il mondo sono colpiti da danni neurologici e muscolari indotti da ipossia-ischemia perinatale: la metà di essi presenta un quadro clinico neuromotorio gravemente compromesso con tetraplegie e paraplegie spastiche, l’atra metà manifestano problemi neurologici di vario tipo, come epilessia e/o rallentamento nell’apprendimento e nella capacità di memorizzazione. L’ipossia-ischemia perinatale è un’importante causa di danno cerebrale, infatti, che può anche determinare la morte ma molto spesso porta ad alterazioni neurologiche permanenti nei neonati. Attualmente non esistono terapie disponibili per questa condizione che colpisce circa 1 su 4 mila neonati a termine.

L’AIAS di Sgurgola (Frosinone), Sezione per la ricerca scientifica, d’intesa con il Dipartimento di Fisiologia di Neuroscienze dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Facoltà di Medicina e Chirurgia), ha sviluppato una ricerca per la comprensione e prevenzione dei danni neurologici e muscolari indotti da ipossia-ischemia perinatale o durante la vita fetale, attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro in grado di studiare tale problematica utilizzando diverse tecnologie e metodiche sperimentali. In particolare il progetto di ricerca è volto allo studio dei meccanismi fisiopatologici cellulari e molecolari, a livello neuronale, responsabili della spasticità che si instaura in seguito al danno anossico perinatale: un programma è iniziato nel 2005 di intesa con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università “Tor Vergata” di Roma. Il gruppo di ricerca è composto dalla dottoressa Giovanna D’Arcangelo, dalla dottoressa Margherita D’Antuono, dal dottor Francesco Antonelli, ed è guidato dalla professoressa Virginia Tancredi, docente associato di Fisiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università di Roma “Tor Vergata”.

L’Associazione sta attualmente registrando un incremento di adesioni e di iniziative, e si avvale di un comitato scientifico, nonché di personaggi di rilievo nel campo della ricerca biomedica: professor Vittorio Colizzi specialista in Patologia generale dell’Ateneo di “Tor Vergata”, docente nel Dipartimento di Biologia cellulare e molecolare, il dottor Angelo D’aliesio specialista in Medicina Omeopatica e Fitoterapia, il professor Eugenio Luigi Iorio, specialista in Biochimica clinica, la dottoressa Antonietta Giuliani specialista in Ginecologia, la dottoressa Alba Zuccaro specialista in Pediatria.

Ci siamo rivolti al dottor Francesco Antonelli, Presidente della locale Sezione AIAS, nonché promotore del Progetto e ricercatore lui stesso, che ci ha illustrato la dimensione del problema e gli sviluppi della ricerca con le relative necessità economiche.

Quanti sono i bambini colpiti da questo genere di manifestazioni patologiche?

“Ogni anno, in tutto il mondo, vengono colpiti circa 4-5 milioni di bambini. Una percentuale piuttosto elevata”.

Quali sono le conseguenze causate dai danni ipossico-ischemici?

“Il danno cerebrale ipossico ischemico prenatale e perinatale è il fattore maggiormente responsabile della mortalità e morbilità di neonati e spesso porta a ritardo mentale, epilessia, difficoltà di apprendimento e disabilità motorie. La patogenesi di questo danno è piuttosto complessa, dal momento che è correlata ad una cascata di eventi tossici tempo-dipendenti

Si tratta di fenomeni simili a quelli descritti nell’ictus del paziente adulto?

“Sì, ma la gravità con cui questi danneggiano il cervello immaturo è profondamente influenzata dall’età fetale, perché dipendente dallo stato dei processi di sviluppo critici quali la proliferazione, migrazione, differenziazione, mielinizzazione come nella regolazione del flusso sanguigno cerebrale”.

Che cosa è stato dimostrato, o meglio scoperto, in questi due anni di ricerca scientifica?

“I nostri primi esperimenti hanno dimostrato che l’anossia induce sui neuroni dell’ippocampo una depolarizzazione duratura, e che il periodo di riperfusione sembra essere quello più critico che può portare a morte cellulare, dovuto a stress ossidativo”.

Si sente parlare molto spesso di “stress ossidativo” e talvolta si fa un po’ di confusione.

“Si parla di stress ossidativo quando c’è una condizione di esagerazione di produzione di molecole instabili molto reattive che si formano in maniera incontrollata, in particolar modo, nel nostro caso, dalla riduzione dell’ossigeno molecolare da parte di enzimi che mutano durante il periodo ipossico-ischemico, ma le sorgenti dello “stress ossidativo e quindi un’ esagerata produzione di molecole radicaliche sono molteplici, purtroppo gli effetti sono seri e si manifestano con la senescenza precoce

e un aumento di rischio di malattie cronicodegenerative,come l’infarto, l’ictus, la demenza, il parkinson, l ‘artrite e i tumori.

Quindi è indispensabile la ricerca in tal senso?

“Certamente, l’unico problema è che la ricerca ha bisogno di tempo dovuta alla propria complessità, inoltre l’utilità non è immediata”.

Quali sono le prospettive del settore?

“Lo studio dei meccanismi responsabili dell’atrofia muscolare, conseguente a spasticità e l’eventuale prevenzione, insieme allo studio di strategie innovative per il recupero neuromotorio. In futuro la ricerca si muoverà in questa direzione”.

Quali sono le necessità economiche per far fronte agli sviluppi della ricerca?

La ricerca si potrà sviluppare allo studio dei meccanismi responsabili dell’atrofia muscolare quale causa della spasticità e all’eventuale loro prevenzione, se le risorse finanziare lo permetteranno. Una speciale apparecchiatura dal costo totale di Euro 45.000.00, da mettere a disposizione dei ricercatori impegnati in questo progetto di ricerca, è strumento essenziale e irrinunciabile per analizzare i problemi di ordine neuromuscolare e come cercare i risolverli.

Come pensate di reperire questa cifra che si dimostra essenziale per la buona riuscita del Progetto di ricerca?

Continueremo con le nostre forze questa nostra battaglia. Certo che oltre al contributo di cittadini di buona volontà, contiamo nella comprensione dell’AIAS Nazionale e di tutte le Sezioni radicate sul territorio Nazionale. Il contributo potrà essere devoluto direttamente al Dipartimento di Neuroscienze, oppure all’Associazione AIAS onlus, sezione di Sgurgola.

Intervista raccolta da Maurizio Scotacci

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